Storia di Amora

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Quanto mai amena e invitante, tra le località di media montagna, è la Frazione di Amora d'Aviatico. Secondo gli storici il villaggio sarebbe sorto in epoche che si perdono nella notte dei tempi, quando dei nomadi di passaggio stanchi di peregrinare attraverso i monti, si fermarono ed innalzarono sotto fitte alberature delle spelonche di frasca. Altri invece affermano che la vera fondazione avvenne intorno all'anno mille. Circa l'etimologia lo storico Tiraboschi scrisse che il villaggio prese il nome dalle prime capanne di frasca innalzate da alcuni nomadi di passaggio, usate secoli dopo come «dimora» dalle persone fuggite da Aviatico. Per queste rustiche baite il luogo fu chiamato «Dimora», poi attraverso gli anni per ragioni fonetiche «Damora» e più tardi «Amora». Trovandosi la località in una posizione volta al sole e ricca di alberi da frutto i primi abitanti non ebbero problemi riguardo all'alimentazione: inoltre dissodarono e tramutarono in campi agricoli i tratti ricoperti di boscaglia ed iniziarono l'allevamento di bovini, suini e pecore. Le poche dimore esistenti si trovavano in punti isolati e la presenza della gente risultava ignora agli abitanti dei villaggi vicini. Nel 1170 alcuni residenti a conoscenza che la vicina Ama era entrata a far parte della «Grande Associazione tutelare» di Albino, incaricarono il rettore del villaggio di Amora di presentare domanda di ammissione. Accolta la richiesta l'esistenza degli abitanti continuò serena nella famiglia, nel lavoro dei campi, nel taglio degli alberi da vendere e nella zootecnìa. A ringraziamento di quella tranquilla vita gli aderenti al culto cristiano che per assistere alle rare funzioni religiose che si svolgevano altrove dovevano percorrere cinque miglia sopra un'impervia mulattiera e passare su ciottoli pericolosi immersi in due impervi corsi d'acqua sorgiva, innalzarono un'edicola che misero sotto la protezione di «Maria Ausiliatrice», alle dipendenze della prepositurale di S. Giuliano di Albino. Nel 1398 si ebbero giorni di terrore. Nel Comune di Albino infuriavano le guerre tra colonne comandate dal guelfo Sandrino Tonolo e gruppi di ghibellini guidati da Picino Suardi. Dato che si era diffusa la voce che il successore del capo dei guelfi della Valle Seriana, Bugatto Comenduno, stava raccogliendo degli assoldati per far fronte agli agguerriti gruppi ghibellini, alcuni affiliati a Picino Suardi prevedendo vicina una guerra fratricida lasciarono i campi di battaglia e fuggirono armati verso il villaggio di Bondo Petello. Quando giunsero in quella località, da giorni sul piede di guerra, vennero fermati da un gruppo di abitanti decisi a rimandarli indietro: quei fuggitivi per non creare scontri sanguinosi si orientarono verso l'alto e quando giunsero nella località di Amora si accamparono nei pressi del tempio di Maria Ausiliatrice. Terminate finalmente ad Albino quelle lotte cruenti, il gruppo ghibellino lasciò il villaggio e scomparve senza lasciare traccia. Ritornata la tranquillità, si costruirono in più parti nuovi edifici d'abitazione, si tracciarono agili vie di collegamento con Ganda, Ama ed Aviatico e si diede impulso all'allevamento dei bovini e delle pecore. Poi alcuni contadini imitando quelli di Ama, iniziarono a portare a dorso di mulo alle industrie di Vertova e Valgandino, la lana ottenuta dall'armentizia. Anche quando verso il 1427 le signorie iniziarono a sottomettere alle loro giurisdizioni paesi e borghi, il capo del nucleo familiare di Amora non chiese la tutela di garanzia al comando della Repubblica di S. Marco, a Bergamo. Nel 1630 cessato il pericolo del contagio della peste portata dai Lanzichenecchi, le poche vittime furono sepolte sotto il terreno posto al centro dell'edificio religioso ed i rimasti a ringraziamento innalzarono un piccolo santuario che misero sotto la protezione di San Rocco. 

Nei tempi successivi, il tempio dedicato a Maria Ausiliatrice fu rifatto ed affrescato con colori adatti all'ambiente, arricchito di pitture e sculture di valore. La chiesa passò sotto la protezione di San Bernardino da Siena. Nel 1754 vista la profonda devozione della popolazione verso il nuovo edificio religioso, il vescovo di Bergamo Mons. Duzini emise il decreto che elevava il tempio a parrocchia. 

Durante il periodo in cui i centri abitati dei monti e del piano della Valle Seriana erano denominati dai francesi prima e dagli austriaci dopo, gli abitanti di Amora accettarono senza reagire gli ordini emanati da quelle autorità. In campo agricolo la lavorazione e la semina ebbero sistemi più idonei ed il tempio di San Rocco che si presentava pericolante, fu raso al suolo. Attualmente la Frazione di Amora adagiata in un variar di toni fusi in armonia ha scelto anch'essa la via del turismo. Sono sorti nella parte alta e nei punti più lontani molte tipiche ville, dei condomini e case d'abitazione in stile moderno. 

È stata rispettata la bianca coloritura di alcune case antiche: questo per tramandare ai posteri il leggendario gesto avvenuto nei tempi lontani quando galanti rocciatori lanciarono dalle guglie della Cornagera alle signorine della Frazione numerosi cesti colmi di candidi fiori alpestri. Amora ha il dono d'essere illuminata dalle guglie della dolomitica Cornagera che trascolorano nelle rosee albe primaverili, quello che si apprezza è la sincera cordialità degli abitanti verso i forestieri: benché l'attività lavorativa sia basata sull'agricoltura, sulla zootecnìa e sull’emigrazione, la gente ha sul volto un accogliente sorriso di amabilità. Parliamo delle gite: usando la strada che scende sul poggio di Bruseto di Bondo d'Albino si ammirano i boschi dalla veste selvaggia; risalendo la mulattiera si arriva a Ganda, appollaiata sopra un colle romito a ridosso di un gran cono. Durante il percorso il monte da dove si transita sembra «scivolare» sino a raggiungere Albino; con agili mulattiere si giunge alla Cornagera. 

La parrocchia sorge sopra un sagrato pensile posto al centro della serpeggiante frazione, noto come il belvedere. É dedicata a «San Bernardino da Siena» e proviene dal piccolo tempio Maria Ausiliatrice. L'edificio è circondato da un silenzio francescano, da riposante pace e da senso religioso. Tra i lavori di pittura di pregevole fattura si possono ammirare «L'Ultima Cena» - «Madonna del Carmine» - «La caduta della Manna» ed il «Sacrificio di Isacco». Tra quelle sculture fanno spicco Madonne e Santi eseguiti da